OTTO VOLTE JURIC, POSSONO BASTARE
Editoriale

OTTO VOLTE JURIC, POSSONO BASTARE

Carlo Legittimo 15 settembre 2026

L’allenatore del Monza, Ivan Juric, domenica scorsa si è presentato a Lecce con uno score di tutto rispetto, di quelli che meriterebbero il tappeto rosso. Vincere otto volte consecutive contro la stessa squadra allenando club differenti non è da tutti.

Juric era diventato la nostra bestia nera: uno di quelli che puoi affrontare con pioggia, sole o vento, con la formazione al completo e in ottima forma, con gli spalti pieni e un tifo incessante per novanta minuti, ma che non riesci mai a battere. In teoria, neanche a pareggiare.

A mente fredda mi è tornuta in mente l’ultima partita in cui il Lecce affrontò una squadra allenata da Juric. Caso vuole che fosse proprio il 14 settembre 2025, esattamente un anno fa. Il Lecce sfidava l’Atalanta a Bergamo e ne usciva sconfitto per 4-1. Era l’Atalanta di Krstovic, appena ceduto ai bergamaschi per un’altra plusvalenza targata Corvino.

Il Lecce approcciò bene quella gara, reggendo per circa mezz’ora all’urto della formazione nerazzurra. Poi il gol di Scalvini fece crollare tutto ciò che di buono era stato costruito fino a quel momento e l’Atalanta dilagò. Un copione che, purtroppo, i tifosi giallorossi conoscono bene.

In conferenza stampa Juric, fieramente impettito, dichiarò che l’Atalanta avrebbe potuto segnare molti altri gol, anzi, tantissimi. Sottolineò inoltre l’importanza dei calci piazzati — da cui nacque il gol di Scalvini e che portarono anche alla traversa colpita da Zalewski su punizione — pur riconoscendo che in campo esistono anche gli avversari, ai quali andava attribuito qualche merito.

A distanza di un anno, però, il karma sembra aver presentato il conto all’allenatore croato, anche se lui pare non essersene accorto. Si presenta infatti in sala stampa con un volto scuro e reagisce con un sorriso nervoso quando un giornalista gli ricorda che contro il Lecce aveva vinto otto volte consecutive.

Giustifica, comprensibilmente, la prestazione dei suoi ragazzi ma poi, in modo poco elegante, afferma che il Lecce non ha fatto un tiro in porta, sorvolando evidentemente su quelli che hanno portato ai tre gol. Insomma, Juric dimentica presto l’importanza dei calci piazzati, che invece aveva giustamente evidenziato nella partita di un anno prima. Dimentica che non si può vincere sempre e che, probabilmente, il Lecce non ha sviluppato una grande mole di gioco semplicemente perché dopo dieci minuti era già avanti 2-0.

Infine dimentica che esistono anche gli avversari e che bisogna sempre tenerne conto, soprattutto se ti chiami Lecce e sai bene che una partita può ribaltarsi da un momento all’altro.

Aggiungo che il cinismo mostrato dal Lecce, con tre tiri e tre gol, due dei quali arrivati da calcio piazzato, non rappresenta affatto un limite per una squadra di Serie A. Al contrario, dovrebbe essere il marchio di fabbrica di tutte le piccole che vogliono sopravvivere in questo campionato.

Perciò, alla prossima sconfitta, Juric farebbe bene a parlare soltanto della propria squadra, perché il karma, prima o poi, presenta sempre il conto. Anche se, in questo caso, ci sono voluti otto incontri.

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