
L’ha detto Corvino, non lasciando spazio ad interpretazioni: “fermo la corsa, ma non lascio il calcio, morirò in pista”. L’età per lui è solo un dettaglio anagrafico, si sente giovane, lucido, in forma, instancabile. Metterei la firma per arrivare alla soglia dei 77 anni con la sua forza. Uomini che non nascono più. Ci sono però tanti modi di “fermare la corsa”: con dignità, come un eroe, come quell’ultimo soldato giapponese lasciato solo sull’isola filippina, alla fine della seconda guerra mondiale, oppure come chi, dopo un lauto pranzo con gli amici, anziché lasciare tutto pronto per i successivi, distrugge e abbandona ogni cosa. E a chi arriva dopo non resta che raccogliere i cocci e fare ordine. Fuor di metafora, Corvino non ha lasciato il Lecce nel migliore dei modi. Nessuno mi convincerà del contrario, nemmeno le sue parole ai nostri microfoni: “non potevo dirlo prima, perchè questo avrebbe destabilizzato l’ambiente”. Il Lecce è in ritardo sulla tabella di marcia. Quanto questo ritardo peserà sulle scelte di mercato, non possiamo saperlo oggi, ma rifondare tutto, dal settore giovanile alla prima squadra non è semplice: compito arduo per Trinchera. Corvino sembra ancora interrogarsi su cosa farà “da grande”, quando e dove rientrare in pista. Non mi sembra uno che lasci queste cose al caso: lo fece anche quando andò alla Fiorentina, portando con sè il giovane Bojinov. Casualità o pianificazione? Non credo dovremo aspettare tanto per sapere da quale club ripartirà. Alla sua nuova società si presenterà con un curriculum da vincente, che pochi possono vantare. Lo immagino alla prima intervista sciorinare tutti i nomi che hanno portato plusvalenze. Non potrà però parlare come un soldato giapponese: fiero e impettito. Questo no, non potrà farlo.



